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  • La Bertilla

Un tavolo. Storia, ricordi e sapori

Ciao a tutti e benvenuti sul blog di Peccati di Gusto.


Di cosa parliamo? Naturalmente di gusto. Vino, cibo e vita.

Non vi parleremo assolutamente di calorie e non vi diremo come utilizzare il termometro nel forno (che ho ma è sempre rimasto nel cassetto).



Il nostro obiettivo è quello di farvi compagnia fino all’apertura della nuova fiera PECCATI DI GUSTO che si terrà dal 15 al 17 novembre al Centro Manifestazioni Mercato Coperto di Mendrisio.


Manca ancora qualche mese e se penso che vi scrivo da sotto un ombrellone diventa un po’ complicato parlarvi di enogastronomia dedicata al Natale. Allora diamoci del tempo e passo passo gustiamoci le prossime stagioni fino alla fiera e tra coccole gastronomiche e dolci pensieri parliamo, pensiamo e amiamo con il cibo e tutte le cose buone della tavola.


Scriveteci, chiedeteci consigli su prodotti e ricette, passateci i vostri suggerimenti e raccontateci le vostre storie di gusto, noi le condivideremo con gli amici di PECCATI DI GUSTO.


Non sapevo con che ricetta cominciare, oggi non ho molta voglia di cucinare e le ultime tre sere ho sinceramente messo le gambe sotto al tavolo di ristoranti ma non ho incontrato piatti così speciali che vale la pena raccontare.

Allora ho pensato a cosa mi piace di più del cibo e del vino e ho pensato che posso raccontarvi il mio amore sfrenato per il tavolo. Sì, proprio il tavolo, tondo quadrato rettangolare insomma con la forma che più vi piace, inizia tutto dal tavolo.


È lui che decide quanti saranno i commensali e tu mentre lo guardi cerchi di immaginare come andrà la cena che stai per preparare o al fatto che tra 30 minuti arriveranno gli ospiti e tu come al solito sei in ritardo… Ma di questo parleremo un’altra volta…

Ho pensato al tavolo perché da bambina non sopportavo e sinceramente non capivo quelle ore interminabili di agonia che dovevo trascorrere in rigoroso silenzio e soprattutto non ascoltando i grandi che sedevano con me. Era davvero una tortura legalizzata.


Poi sono cresciuta e il tavolo era quello della pizza con i compagni di scuola, baccano ed euforia con una pizza fredda e mai finita, peccato, quelle pizzate duravano sempre troppo poco tempo.

Poi il tavolo si è fatto piccolo e se era per due con una candela in mezzo era un sogno o un gran mal di stomaco quindi non si mangiava nulla e di parole se ne dicevano anche meno.

Poi c’è stato il tavolo di casa dei miei genitori, il mio ring, ogni santa benedetta sera lo scontro. Mia madre, l’arbitro, pronta per rimettere gli avversari al loro posto e noi, mio padre ed io, armati di forchetta per il prossimo battibecco che poteva durare secondi minuti o ore, l’argomento decideva i tempi.


Se la discussione fosse stata sull’orario a cui sarei potuta rientrate, il combattimento durava millesimi di secondi ed io perdevo sempre. Se invece l’argomento combattuto era una poesia, una regola geometrica o perché in Cina si usassero le bacchette per mangiare, allora mia madre, l’arbitro, abbandonava il tavolo rassegnata.


Poi ci sono stati ancora tanti tavoli quello delle nozze, quello delle cene di gala, quello delle feste campestri, quello con i genitori che ormai non combattono più ma ascoltano e quello dove ora tengo mia figlia seduta solo con il potere di uno sguardo.

Quello che preferisco è comunque quello di casa mia, che nonostante sia solo 150x90 cm accoglie un numero sfacciato di persone per le quali mi piace cucinare e che ad ogni cena raccontano le loro storie.


Ora vi lascio, il mio tavolo mi aspetta per una buona tisana rinfrescante al KARCADÈ comprato in un banco di spezie in Egitto e non ancora assaggiato.


Buon gusto a tutti